Il 54% dei ragazzi intervistati dichiara di aver subito
delle discriminazioni
sara ricotta voza, milano
In qualche centinaio di case italiane, nell’ottobre scorso, dev’essere andato in scena il seguente quadretto: genitori che arrancano «a mano» sulle pagine del censimento e figli che rispondono via web all’indagine Unicef «sulla percezione del razzismo tra gli adolescenti italiani e di origine straniera».
Diligenti entrambi, ci permettono di saperne di più sugli italiani che siamo e che abbiamo intenzione di essere, oltre che su quei «nuovi italiani» che il presidente Napolitano ha definito – facendo commuovere il campione Balotelli – «la linfa vitale di cui il Paese ha bisogno».
Oggi infatti è la «Giornata dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza» e l’Unicef ha pensato (già un anno fa), che fosse il caso di dedicarla a una grande campagna di sensibilizzazione (Titolo: «Io come Tu») contro il razzismo tra i giovani. Così ha incaricato un istituto di ricerche di mercato (Lorien) che ha deciso di interrogare i giovani – italiani e di origine straniera – esclusivamente via web.
I risultati, specie se raffrontati coi dati usciti da un’analoga indagine del 2010, sono per un verso rassicuranti e per l’altro sorprendenti. Rassicuranti perché certificano che adolescenti italiani e di origine straniera si frequentano (70%), lo fanno principalmente nel tempo libero (43,9) a scuola (42,2%) e a prescindere dal luogo, l’incontro avviene in una clima e per ragioni di amicizia (50%).
Ma sono anche sorprendenti (e un po’ inquietanti) perché se nel 2010 il giudizio su questo rapporto era positivo per il 60,3% degli adolescenti interrogati, oggi questi sono scesi al 55%; mentre chi valuta in maniera negativa la presenza di stranieri in Italia è salito dal 10,1 al 35,6%.
Non particolarmente rassicuranti sono pure i risultati che vengono dalle domande che citano apertamente la parola «razzismo». Quando ai ragazzi si chiede se hanno vissuto «esperienze di razzismo», la risposta di maggioranza è «sì». Con un 31,9 per cento che dice di averlo vissuto «indirettamente» e un bel 22,2% che lo ha «subito» in prima persona.
Ma che cosa intendono, i ragazzi, per «razzismo»? Per loro non è soltanto «manifestazione violenta» (15,3%), ma soprattutto «rifiuto o emarginazione» (44,4%).
Interessante, a questo proposito, confrontare queste risposte con quelle del campione di adulti inserito per completare il quadro, visto che è da loro che provengono gli esempi (positivi o no) più significativi per i ragazzi. Quanto agli adulti, dunque, viene fuori che si stanno facendo sempre più sensibili al problema, definendo come razzista «qualsiasi distinzione verso persone di altra etnia religione cultura ideologia (53,7%); gli stessi adulti, però, per la maggioranza (56,1%) non hanno mai assistito a episodi di razzismo o, se sì, ne sono venuti a conoscenza attraverso i media (29%).
Qualche sorpresa e qualche sorriso (con una punta di amarezza) vengono anche dalle risposte sulla percezione che dell’Italia hanno gli adolescenti di origine straniera. Domanda che più diretta non si può: «Qual è la prima parola che ti viene in mente pensando all’Italia?». Risposte: «pizza!»; e poi (per fortuna) «salute», «casa», «crisi». Quando però si chiede loro, complessivamente, come vivono in Italia, la risposta è «Bene» per il 66,7%.
Altre «scoperte» che si fanno leggendo questi dati? Che i ragazzi percepiscono che a combattere il razzismo in Italia «sono» soprattutto le associazioni di volontariato (48%), mentre «dovrebbero» farlo le «istituzioni nazionali» (50%).
Tutta questa indagine, come detto all’inizio, riguarda «il percepito» sul razzismo in Italia. Quello che non è percepito ma è invece un dato tout court è la (non) conoscenza della legge italiana sulla cittadinanza, proprio quella che il Capo dello Stato ha invitato a rivedere una settimana fa. A oggi, infatti, se sei nato in Italia da genitori stranieri non puoi avere la cittadinanza fino a i 18 anni, e poi hai un solo anno di tempo per farne richiesta, altrimenti toccherà aspettarne altri tre. Domanda finale: «Lo sapevi?». Risposta corale: «No». Sfiora il 70% tra adolescenti italiani, stranieri e adulti.