Enaiatollah Akbari ha solo 10 anni (circa) quando viene abbandonato al confine tra Afghanistan e Pakistan dalla madre, affinchè egli riesca ad andar via dal suo paese natale e rifarsi una vita: è l’inizio di una rocambolesca quanto emozionante avventura che attraversa, oltre che questi due paesi menzionati, Iran, Iraq, Turchia, Grecia, e il Mar Mediterraneo, per concludersi in Italia, dove il ragazzo verrà adottato da una famiglia torinese. E’ questa la storia (vera) raccontata nel libro “Nel mare ci sono i coccodrilli”, presentato venerdì scorso presso la sala polivalente “Il Melograno” di via Marsaglia in un incontro organizzato dall’associazione di volontariato “Mappamondo”. L’autore Fabio Geda (ospite del programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa” lo scorso 25 aprile insieme al protagonista della storia) ha risposto alle domande dei ragazzi del Liceo “Amoretti” di Sanremo, mentre l’attore Franco La Sacra de “Il teatro dell’albero” ha letto alcuni tra i brani più significativi del testo. Il dibattito, moderato dalla prof. Antonella Squillace, ha visto l’intervento anche dell’Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Sanremo, l’avvocato Gianni Berrino. Due ore emozionanti durante le quali si è parlato di immigrazione, di diritti umani, di come si possa favorire l’integrazione e di cosa ci sia dietro il mondo di chi chiede asilo politico al nostro paese. “Parlare del viaggio di Enaiatollah – ci spiega Fabio Geda – è stata un’esperienza stupenda. Ho creato una sorta di vuoto all’interno di me stesso per poter escludere ogni giudizio e ogni pregiudizio personale e far trasparire attraverso le pagine del libro soltanto il suo vero punto di vista. Quello di un ragazzino che da solo affronta mille peripezie per arrivare in Italia e trovare una propria dimensione”. Enaiatollah in poco tempo si imbatte nella cruda realtà della vita. Dal gioco del Bazul-bazi si ritrova in un attimo a dover dire addio alla propria madre per iniziare una vera odissea, un viaggio della speranza che lo metterà in contatto con la miseria e la disperazione degli uomini, ma che non gli farà perdere il suo sorriso. “Il piccolo Enaiatollah – continua l’autore – è costretto dagli eventi a crescere in fretta. Impara così a sopravvivere e a capire subito chi si trova davanti. Impara a superare piccole e grandi paure, come quelle dei coccodrilli che credeva potessero assalirlo in mare durante la traversata in gommone dalla Grecia, impara ad apprezzare cose che per noi sembrano scontate come avere un paio di scarpe nuove o semplicemente andare a scuola. Oggi ha 22 anni vive a Torino, studia e lavora come archivista all’Università, parla benissimo l’italiano e spesso si mette a disposizione degli immigrati afghani che arrivano nel capoluogo piemontese per favorire il loro inserimento. Una sorta di mediatore culturale speciale. Non sa se potrà mai tornare a casa e rivedere la madre e al momento la può sentire solo al telefono. Ma ha trovato un posto dove vivere e un’età anche anagrafica che gli ha assegnato la questura”. Una storia simbolo insomma dell’integrazione e della multi cultura che ormai contrassegna quest’epoca e la società attuale. Nelle nostre strade ai semafori, davanti ai negozi, nei luoghi più disparati ogni giorno possiamo incontrare tanti Enaiatollah. Ognuno con una storia da raccontare. Forse dovremmo davvero aprirci e cominciare ad ascoltarli.
Silvano Guadagni